Due anni fa - in quest'ora - con un calcio deciso m'hai detto che volevi nascere.
Abbiamo attraversato la città in un fiume di sangue, in un batter di ciglia, in un'auto piena di paura: per il mio cuore - che esplodesse in un milione di pezzi - per il tuo cuore - che in tutta quella furia di sangue smettesse di battere. Un attimo prima d'incontrarti.
In ascensore ho gridato a qualcuno: devo farla nascere, portatemi in sala. Mi hanno presa per matta.
Mezz'ora dopo - in un torrente rosso, come una fucilata - ti ho spinta nel mondo.
C'era la neve.
Tu eri piccola e bianca come un fiocco.
Piccola da stare in un palmo d'uomo. Da farti prendere il primo sonno nel cavo tiepido dell'ascella.
Dormi ancora così, talvolta. Il musetto nel mio caldo odore selvatico, le braccia al collo.
Ancora decidi per te, con un calcio. Ed io metto in guardia tutti, e sembro matta, e spingo, e ti metto nel mondo.
Mi piace da morire, questo tuo cuore fatto di coraggio e tenerezza, di caparbia e piccole cose.
Un coniglio di stoffa, una spada spuntata, mille pastelli.
Tua sorella, gli abbracci, i morsi. Quel modo che avete di assaggiarvi e fidarvi.
Quando mi metti negli occhi i tuoi occhi - color mare di grotta - e senza parlare mi dici tutto.
Quando mi prendi a schiaffi strillando.
Quando appena sveglia mi resti arrotolata sul petto come un gatto, a far finire i sogni, a far entrare il giorno.
Sei un guerriero di pietra dura, tutto luminoso dentro.
Così simile a me da durare fatica a riconoscerti, figlia. Come guardarsi in una fotografia che qualcuno ha scattato di nascosto.
Sono io.
Sei tu.
Testarda, buona, buffa, casinista, generosa, iraconda.
Buon compleanno, Anita. Figlia di sangue e neve.
Nocciolo duro di frutto acerbo.
Ridere di folletti.
Sasso di fiume.
Amore mio.

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