"Il vederla è un quadro
sentirla una canzone
innocente come giugno
conoscerla un eccesso
non conoscerla una pena
averla come amica
un calore tanto vicino
come se il sole
ti splendesse in mano."
(Emily Dickinson)
In un attimo, in un giro di vento, sei cresciuta.
Sei alta
come un alberello, sai fare quasi tutto. Capisci, tutto.
Stanotte compi sei anni.
Quando è arrivata la lettera di iscrizione alla prima
elementare, ho dovuto farmi passare un magone lungo tre giorni.
Perché è da
qui, che comincia. La storia di te nel mondo, le strade che sceglierai, il tuo
andare sola incontro ai giorni. Se penso a te, oggi, vedo quel tuo andare
morbido, le spalle tonde e fiere, la testa che si gira a guardarmi, il tuo
correre via da qualche parte, ridendo.
Sono io, che devo cominciare a lasciarti la mano.
E non ne sono ancora capace.
Così, oggi che hai sei anni, ti racconto qualcosa di quel poco che so, che ho capito, di questo essere grandi. Come se passarti un gruzzolo di consigli, e fare finta che li userai, mi consolasse di non poter essere ancora io a scegliere per te. Non per molto.
Così, oggi che hai sei anni, ti racconto qualcosa di quel poco che so, che ho capito, di questo essere grandi. Come se passarti un gruzzolo di consigli, e fare finta che li userai, mi consolasse di non poter essere ancora io a scegliere per te. Non per molto.
Allora ascolta, piccola donna.
Sei nata piena di grazia, di bellezza, di forza creativa, di
energia buona. Non sono stata io, a farlo. Ti sei fatta tu, così.
I tuoi talenti e la tua intelligenza sono quanto di più
prezioso avrai mai, per fare della tua vita quello che vuoi che sia. E sono
solo tra le tue mani. Nessuno – nemmeno io – può decidere di farne briciole o
montagne: solo tu, bambina.
Hai intorno un mondo fatto a rovescio. Tu che parti dalle mie braccia con un
paniere pieno d’amore, avrai a che fare con fatti e persone che non sapranno che
farsene. I cattivi, sai, esistono. E il nostro primo compito, di esseri umani,
di ogni razza e sesso, è fare che perdano.
Qualunque vita sceglierai per te, questa è la prima regola: proteggere chi ha bisogno, sostenere chi fa cose buone, lottare contro chi sceglie il male. Senza paura, mai.
Qualunque vita sceglierai per te, questa è la prima regola: proteggere chi ha bisogno, sostenere chi fa cose buone, lottare contro chi sceglie il male. Senza paura, mai.
Perché per quanto il mondo, talvolta, si perda e si rovesci,
per quanto il male esista e possa essere potente – ascolta, ascolta, ascolta
bambina – l’amore è più forte. Il tuo amore, che fai crescere con te, è molto
più forte.
Usalo, stropiccialo, stringilo, regalalo, gridalo forte. Il cuore è un muscolo, bambina: allenalo a contenere tutto, fallo andare, fidati di lui.
Usalo, stropiccialo, stringilo, regalalo, gridalo forte. Il cuore è un muscolo, bambina: allenalo a contenere tutto, fallo andare, fidati di lui.
Avrai un lavoro. Ti capiterà, o lo sceglierai.
Fai, se puoi, che sia una scelta. Ti sembrerà difficile, ma no – piccola - non lo è.
Fai, se puoi, che sia una scelta. Ti sembrerà difficile, ma no – piccola - non lo è.
Le tue mani sono legate al tuo cervello con un filo rosso,
fatto di sangue e istinto. Prova a seguirlo, ti racconterà chi sei. Cosa sai
fare, cosa puoi tentare, fino a dove spingerti.
Arriva fino in fondo, senza
paura, e fai in modo che – ovunque sia il posto dove ti fermerai – tu possa
dire: ho fatto del mio meglio.
Avrai un lavoro, e lo farai con onestà e con passione. Ma
ascolta – ascolta – il tuo lavoro non sarà la tua vita. Le correrà addosso, la
impegnerà per molto tempo, talvolta la ingombrerà tanto da durare fatica a riconoscerla.
Ma sarà sempre e solo un lavoro.
A meno che tu non scopra un nuovo universo, o
una cura per molte malattie. A meno che tu non sia destinata a salvarci, amore,
lascia che lavorare sia un fatto semplice e leggero. Che occupi il tuo tempo
senza riempire il tuo cuore.
Alla fine di questa lunghissima corsa, sai, quello
che lascerai dietro di te non avrà nulla a che fare con il lavoro che avrai
fatto.
Siamo come stelle, bambina. Compiamo un arco enorme nello
spazio, e al nostro spegnerci lasciamo una luce, che ci sopravvive per molto
tempo. E’ fatta delle piccole cose buone che abbiamo saputo fare, delle carezze
che abbiamo dato, dei gesti gentili, dell’essere state donne giuste e giuste amiche e figlie e madri, del nostro essere stati onesti e generosi. Lasciamo ricordi di risate, di
torte appena sfornate, di mani strette, di lettere, di baci.
Non badare troppo al tuo aspetto.
Sei bella, ti verrà chiesto di esserlo sempre, e
sempre di più.
C’è chi pensa che la bellezza sia un valore, e che come tale
vada conservata. Non è così. La bellezza è un caso, talvolta un vantaggio,
altre volte un ostacolo. I tuoi enormi occhi grigi saranno la prima cosa che
parlerà di te, sono occhi da innamorare, e tu dovrai sapere che fare dello
stupore che solleveranno.
Non perdere troppo tempo a scegliere come vestirti,
non rubare ore al mattino per dipingerti occhi e bocca, non costringerti a
camminare dentro scarpe scomode o a perdere il fiato per una gonna stretta. Bada
ad essere ordinata, semplice, pulita. Fai che gli abiti che scegli assomiglino
a chi sei: l’eleganza è uno stato d’animo, e come quasi tutto – ascolta,
ascolta – nasce dalla tua testa.
Abbi cura del tuo corpo senza vanità, ti
accompagnerà per moltissimo tempo e dovrà portarti ovunque tu debba e voglia
andare. Proteggi le tue mani, sii gentile con la tua schiena, riposa gli occhi,
mangia di tutto e con piacere, senza esagerare, senza privazioni. Dormi il
necessario, svegliati presto. Fai uno sport che ti renda felice. Avrai bisogno
del tuo corpo per accogliere la vita, un giorno: sii morbida, fai buono il tuo
sangue.
Sei molto bella, figlia. Ma quando entrerai in una stanza, quella sospensione
di silenzio che seguirà, lo sguardo di stupore che riceverai dalle persone, non
saranno merito della tua bellezza: tu hai dentro una luce potentissima – ce
l’ho messa io, io la conosco. Non si accende con il trucco, non si spegne con
le rughe. E’ qualcosa che ti porti dietro dalla mia pancia, e che farà sì che –
ovunque tu vada – la gente si chieda chi sei, e voglia averti vicina. Conservala, tieniti accesa, sii fuoco e scintille.
Scegli, bambina. Hai tutto quello che serve per poterlo
fare. Scegli.
Gli incontri, i ritorni, le mani da stringere, quelle da
fare a pugni. Scegli la via più onesta, non la più conveniente. Scegli il
percorso più saggio, non il più breve. Scegli di rischiare, scegli di giocare.
Troppo è per poco, e non basta ancora. Usala tutta, la vita che hai. Non
risparmiare su nulla, non risparmiarti.
Leggi molti buoni libri, guarda molti buoni film, ascolta musica buona. Saziati
del talento degli altri. Metti tutto in fondo alla pancia, e lascia che faccia
terra fertile: è lì che abitano i tuoi semi, da lì crescerà quello che sarai.
Impara molte lingue. Le parole sono importanti, e devi poter scegliere le più
giuste, in qualunque angolo di mondo.
Non aspettare riconoscenza.
La
riconoscenza non esiste, in natura. Gli animali
non ne conoscono il significato, loro vincono o perdono, mangiano o sono
mangiati.
L’uomo, la
donna che tu sei, tutti noi, siamo una specie di animale assai strano.
Siamo gazzelle con le gambe corte, siamo leoni con le unghie smaltate di fresco, delle bestie abbiamo la fame e il freddo, il sonno, il bisogno di
sbadigliare, di grattarsi. Poco altro.
Nessuna riconoscenza, ricordalo bene. Ma - ascolta - cerca solo di riconoscerla quando ti giungerà. Inattesa e
roboante, colma di tenerezza, zeppa d’umanità come solo noi uomini, noi donne,
sappiamo.
Fidati di
me, piccola.
Non sarà
facile, non sarà subito, non sarà ogni volta.
Ma fidati.
Di me,
degli animali che avrai intorno, dei bivi delle risalite dei dirupi dei
passaggi delle mani tese delle dita alzate dei baci dei vaffanculo delle
carezze delle luci del mal di piedi del coraggio.
Di te
stessa.
Di questa
lettera in tasca.
Che è la
mia mano stretta alla tua, è la mia voce che ti dice: sono qui.
Diffida
della ferocia e concedi tenerezza alla tenerezza.
Diffida
dell’ottusità, concedi sguardi agli sguardi.
Diffida del
vociare sommesso, e grida forte per quello in cui credi.
Non temere
d’innamorarti, non temere chi ti ama.
Amor ch’a nullo
amato amar perdona, diceva.
Tu innamorati di tutto.
Tu innamorati di tutto.
E adesso, vai.
Spalle rotonde, gambe di burro.
Fammi vedere come corri.
Fammi vedere come corri.
Corri, ridi, corri, corri.
Sarai una meravigliosa adulta.
