martedì 7 luglio 2015

NON MI FREGATE.


Non mi fregate, con questa storia dei numeri.
Non m’importa, non me n’è mai importato nulla.
Sono su questa terra da quaranta anni. Ho sentito arrivare l’autunno quaranta volte. Ho scalciato via i sandali e fatto il primo tuffo, quaranta volte. Ho assaggiato quaranta volte la prima ciliegia. Ho addobbato quaranta alberi di natale. Ho ascoltato quaranta volte il racconto di mia madre – era un mattino di sole sul mare, e tu eri piccola e nera.
Ecco tutto, a voler mettere di mezzo i numeri.
E non m’importa, davvero.  
L’età è un numeretto scritto su una cartaccia. Noi siamo il vento che la porta dove vuole.  
Non m’importa quanto cammino ho fatto, quanto ne resta.
So la forma esatta dei miei piedi, conosco i nervi delle mie gambe, la posa sbilenca dei passi, come una papera molto veloce. So di poter correre moltissimo, e ne conosco i motivi. Di non saper muovere un passo, se ne manca il motivo. 
So perfettamente cosa stringo in mano. E non mi dispiace quello che ho lasciato. Le volte che ho perso. I giorni che ho sbagliato. 
So di aver scelto, sempre. E di aver preso con me tutte le conseguenze. 
So che tutto accade per caso, e niente dura. So che l’immaginazione è più potente di ogni sistema, e che dove c’è un sistema potente non può esserci immaginazione. 
So com’è fatto il dolore. L’ho guardato da molto vicino, e ho capito il suo sguardo. Là dove mi ha toccato, ora, c’è un bottone freddo e duro. So che a premerlo fa un male cane. Ma mi abita addosso, è qui dentro, è roba mia. 
So perfettamente che la felicità esiste. L’ho presa in mano due volte. E’ bianca di cosa nuova, è fatta di sangue, è diecimila odori che non sapevi esistessero prima. 
So che il senso c’è, ed è declinato ad ogni giorno, per ogni suo risveglio. 
So che c’è tempo, c’è sempre tempo. E se ti dicono che non avrai tempo, ti stanno mentendo.
So chi mente.
So chi ha paura. 
So chi vorrebbe essere abbracciato. 
So che seguire l’istinto provoca terremoti su cui sarò costretta a ballare per molto tempo. Ma ballare è uno dei motivi per cui sto al mondo, e so di doverlo fare molto, senza prevenirmi di cautele, di sobrietà, di vergogna. So che l’istinto è una legge, la mia. E ci ballo su.
So il tradimento. Il buio che fa. Conosco il modo, ormai, per non chiudermi tutta. Che entri, tutto quel freddo. A fare caldo, a fare luce, penso io.
So essere di molte persone, e di una sola. Ho imparato ad avere mani enormi, per carezze che non bastano mai, per schiaffi che vorrei risuonassero per sempre.
So la tenerezza, so dire vaffanculo.
So di aver imparato molto. Di aver molto dimenticato.
So parlare nuove lingue, con declinazioni diverse, un diverso modo di socchiudere gli occhi, di inclinare la testa. So che funziona così. Siamo animali semplici, siamo creature strane, siamo codici ben serrati da aprire con cautela. Siamo cose fragili senza il giusto verso per spedirci nel mondo. So la delicatezza. So farmi di pietra dura.
E non m’importa quanto dura si sia fatta la mia pelle, se camminare scalza non fa più male, e dai piedi ho imparato a lasciar salire tutto, diretto e intero e elettrico, al cuore. 
So di essere fatta di elettricità. Come il fulmine. So cosa mi ha portata qui, so che esiste un modo per spegnermi. Ma non m’importa. Non m’importa davvero.
Non mi fregate, con i numeri.
Non ha importanza il tempo, che gira e torna e chissà dove va a finire.
Io - qui, adesso – so che va tutto bene.
La guerra è finita.
Ho più istruzioni di quante ne abbia cercate.
Ho sempre più domande che risposte.
Ho ancora paura.
Ho molto più coraggio.
Ho quarant’anni.
E ho tutta me.