lunedì 28 ottobre 2013

CATALOGO RAGIONATO DELLE POCHE COSE CHE HO IMPARATO.


Che è possibile e consigliabile imparare cose preziose da una persona stupida.
Che le donne sono gli esseri viventi più numerosi, fatta eccezione per gli insetti.
Che si riesce ad avvertire una sorta di micro euforia anfetaminica se si consumano in rapida successione tre caffè e una big babol, a stomaco vuoto.
Che i bambini sono meraviglia allo stato grezzo, e occorre proteggerne la grazia, riempirne lo sguardo, appenderli allo stupore.
Che alcune persone sembrano davvero fratelli e sorelle dei propri cani.
Che ci sono momenti in cui preghi di perdere letteralmente il cervello, poterlo avvolgere in carta di giornale ed abbandonarlo in un vicolo, a cavarsela da solo.
Che gran parte delle persone comincia a pregare in tarda età, negandone le reali motivazioni.
Che lo stracchino inacidito produce eccellenti focacce al formaggio.
Che riguardo a parolacce, fantasie sessuali, turpiloquio e barzellette sconce, le donne sanno essere infinitamente più raccapriccianti degli uomini.
Che ci sono persone a cui semplicemente non piaci, qualunque cosa tu faccia, e che occorre assimilare la faccenda in tenera età, senza grossi drammi.
Che contare i passi, le mandate, i battiti d’occhi e le piastrelle del bagno non è né sano né produttivo.
Che se nasci sul mare, e per qualche ragione te ne allontani, ti mancherà per tutta la vita.
Che ogni qualvolta pensi di essere stato furbo, in realtà qualcosa o qualcuno ti sta inchiappettando a compressione idraulica.
Che il sonno, il nuoto, il sesso e il vino rosso fanno bene alla circolazione.
Che lo stress, la peperonata, l’invidia e l’aspirina danno acidità di stomaco.
Che di sonno, seppure con un certo sforzo, si può abusare fino a stati di letargica assuefazione.
Che di sesso si può abusare senza riscontrabili conseguenze negative.
Che la buona musica è indispensabile, la cattiva musica semplicemente superflua.
Che il coraggio abita in un posto in fondo allo stomaco di cui sappiamo poco o niente, ma che al momento giusto ci sorprende eruttando come il krakatoa.
Che bisogna avere sempre le unghie affilate, e conservare tenero il cuore. Per usarli entrambi, anche a sproposito. Imparare vaffanculo. Imparare soprattutto: scusa.
Che non occorre amare qualcuno, per imparare da lei/lui/esso.
Che occorre smettere di bere una caffettiera da sei in un’ora, appendersi sigarette alle labbra come un cantautore, prendere sbronze che non si sa sopportare, uscire in canottiera a dicembre. Perché dicono che tutto ciò non faccia bene.
Che per la carne ci vuole l’alloro, per il pesce il timo, e il pepe nero va dappertutto.
Che quando muore una persona che ami, non c’è più. Da nessuna parte.
Che addomesticare è una capacità umana, di pochi umani.
Che esistono e sono esistiti uomini con idee di tale portata rivoluzionaria, da sconvolgere la faccia del mondo. In una sola vita.
Che è possibile infuriarsi al punto da uscire dai gangheri e rientrarvi e ancora uscirvi, fino ad un massimo di quindici volte consecutive. In un’ora.
Che la validità logica d’un ragionamento non ne garantisce la veridicità, ma in compenso lo rende noioso.
Che esiste una cosa come la pura, incontaminata, immotivata, cruda cattiveria.
Che esiste una cosa come la pura, incontaminata, immotivata, cruda gentilezza.
Che è possibile per le capre addormentarsi di botto durante un attacco d’ansia.
Che è possibile per gli umani addormentarsi di botto durante un film francese.
Che fumare marijuana porta a confessioni di tale intima portata, che vale la pena astenersi piuttosto che lottare per decenni con le conseguenze del caso.
Che i delfini possono dormire con un occhio aperto ed uno chiuso. E che per questo, probabilmente, un giorno saranno padroni del mondo.
Che le acciughe, quando non guardi, fanno il pallone.
Che avere degli amici, e tenerseli vicini, ha a che fare con il succo denso dello stare al mondo.
Che ognuno starnutisce con un tono diverso.
Che le domande rendono saggi, ma le risposte rendono umani.
Che le persone di cui bisogna avere più paura, sono quelle che hanno più paura.
Che non è necessario nè costruttivo picchiare qualcuno, anche se lo si desidera intensamente.
Che nessun essere vivente è in sé e per sé completamente insopportabile, né completamente amabile.
Che gli uomini devono avere pancia morbida e spalle forti, le donne grandi seni e fianchi larghi. Perché se siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, tanto vale che di sostanza se ne abbia in abbondanza.
Che le donne in fase premestruale non sono serene, né attendibili, né sincere, né colpevoli di nulla.
Che gli uomini in fase adolescenziale e/o senile tendono a considerare desiderabile anche la pelle morta del tuo gomito destro.
Che chiunque, anche se stupido, vede cose di te di cui tu non sei nemmeno lontanamente a conoscenza.
Che quando il verde del gorgonzola prevale quasi totalmente sul bianco, non è più commestibile.
Che quella mano sulla pancia delle donne - la carezza nascosta sospesa che fanno - è il ricordo di quanto hanno portato, e lasciato andare.
Che avere molto denaro non vaccina da paura e sofferenza.
Che tagliando le unghie dei piedi si può centrare un cestino ad una distanza massima di tre metri.
Che alcune persone credono davvero che il loro dio possa farli vincere al lotto.
Che avere un padre, una madre, un fratello da abbracciare ogni tanto non è affatto una faccenda scontata.
Che il cuore è un muscolo che cresce con il tempo, come la cartilagine delle orecchie. Per quello che siamo capaci di affastellarci dentro. O meno.
Che fare l'amore con qualcuno che non si ama, può lasciare più solitudine che non averlo incontrato affatto.
Che gli unici animali monogami esistenti sono i piccioni e i cattolici.
Che la cacca dei piccioni è corrosiva a livelli atomici.
Che quando si è delusi, bisogna permettersi di piangere. Molto. E con fragore.
Che quando ci si innamora, si strilla. E si canta. E si ha la certezza che ci sia un motivo, per essere qui. Tutti quanti.
Che in una bottiglia di vino non ci sono più di sette calici, la qual cosa spiega come possa finire tanto in fretta.
Che non occorre guardare per vedere lontano, e che l’essenziale è invisibile agli occhi.
Che quel momento in cui il dolore lascia posto al mistero, e diventi una cosa immensa, e senti la pancia farsi sacco vuoto, ed il suo pianto altissimo entrare nel mondo – no. 
Non lo saprai raccontare. Né dimenticare. Mai.
Che le persone veramente serie, non sono mai troppo serie. Occorre riconoscerle, sceglierle. E scegliere bene.
Che ridere è esclusiva dell’essere umano e della jena. L’essere umano lo fa meno, ma meglio.
Che è consentito desiderare.
Che è lecito volere.
Che è importante amare.
Che è pressoché impossibile non farlo.
Che il tempo è circolare, e l’età un limite ridicolo.
Che a trentotto anni si prende a rimuginare di cazzate, e classificarle in cataloghi. Ragionati, anche.
Che quando scrivo di me mi vedo di spalle, e quasi non mi riconosco, e allungherei la mano per posarmi addosso una carezza, e mi prenderei a schiaffi sulla testa, e se potessi scatterei una foto.
Per dirmi – tra qualche tempo – guarda:
tutta questa fatica, 
tutto quest’amore, 
tutta questa sciocchezza,
sei tu.